: Politica Libera :

Blog QUOTIDIANO dedicato alla Politica ITALIANA.On line da febbraio 2006

20.6.08

Berlusconi attacca Veltroni e i giudici

24.5.08

Veltroni attacca la LEGA per il Ponte

Il segretario del Pd ha poi toccato temi relativi alle prime politiche avviate dal governo, ribadendo intanto il no al Ponte sullo Stretto: "Il ponte di Messina è
sbagliato. Vorrei che voi andaste nei bar, nei ristoranti e nei mercati a chiedere ai dirigenti della Lega perchè il ponte era sbagliato prima del 14 aprile, mentre ora è diventato una priorità".

Come sono sbagliati gli estremismi legati alle politiche sulla sicurezza: "Le ronde non si devono fare. Penso che noi - ha sottolineato - non dobbiamo concedere nulla su questo".


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27.3.08

Veltroni non va a "Porta a Porta"

Walter Veltroni ritira la sua disponibilità a partecipare a "Porta a Porta" e, per par condicio, salta anche la puntata con Silvio Berlusconi. Tra Pd e Pdl si riapre così lo scontro sul confronto televisivo. Accade tutto nel tardo pomeriggio. Poco dopo le 17 le agenzie battono la notizia che il Cavaliere sarà ospite di Bruno Vespa nella puntata di giovedì delle 23 e 30. Passano pochi minuti e la Rai fa sapere che la puntata alla quale avrebbe dovuto partecipare il candidato premier del Pdl è stata cancellata. Il portavoce del Cavaliere, Paolo Bonaiuti, protesta per la decisione di Viale Mazzini. «Ci giunge notizia - riferisce Bonaiuti ai cronisti - che la Rai ha annullato la puntata di 'Porta a Porta' a cui avrebbe dovuto essere presente Berlusconi. Ci dicono che Veltroni non potrà essere presente né questa, né la prossima settimana. La vicenda è ancora più strana - sottolinea Bonaiuti - se si considera che la richiesta di questo giro di trasmissioni ci era stato detto che proveniva da Veltroni e dal suo staff. Dobbiamo pensare - si chiede Bonaiuti - che i capricci di Veltroni siano in grado di piegare le indicazioni della Rai, il suo presidente e il suo direttore generale? Questa par condicio - torna a chiedersi Bonaiuti - la dobbiamo rispettare solo noi? A queste domande - conclude Bonaiuti - risponda Viale Mazzini».


LA RAI - E la risposta arriva tramite un comunicato della redazione di "Porta a Porta": in sostanza, lo staff di Veltroni avrebbe chiesto di poter partecipare a una puntata della trasmissione nell'ultima settimana prima del voto, per poi ritirare la disponibilità del leader del Pd. Di conseguenza, per la norma della par condicio, anche la partecipazione di Berlusconi è saltata. Di fronte alla richiesta della trasmissione Rai a Veltroni di trovare lo spazio, tra i vari impegni elettorali, per partecipare a una puntata, «il portavoce del Pd - si legge nella nota di "Porta a Porta" - ha risposto che la settimana prossima il segretario avrebbe annullato i suoi impegni in Sardegna soltanto per un faccia a faccia con Berlusconi».

LA POLEMICA - Ma il confronto tv non è stato ancora fissato. Eppure i due leader continuano a pungolarsi. Il Cavaliere ribadisce di essere «in grado di stracciare qualunque avversario, perché io nella mia vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto. Io sono un uomo di fatti, gli altri sono uomini di parole. I fatti vincono sulle parole». Veltroni non è da meno: «Si faccia il confronto dove vuole, quando vuole, come vuole. Noi siamo pronti, vuole farlo sulle sue reti? Vado a farlo sulle sue reti. Ma non scappi».

BERLUSCONI-alitalia: A GIORNI CORDATA ITALIANA


«La cordata italiana non è qualcosa di campato in aria: ci sono alcuni nomi di imprenditori impegnati su questo fronte che non posso fare per dovere di riservatezza. Fra qualche giorno questi nomi saranno conosciuti da tutti, perché faranno certamente un'offerta impegnativa». Berlusconi torna sul tema Alitalia con un annuncio importante. «Chiederanno di avere tre o quattro settimane, Air France ha avuto sei mesi per conoscere la situazione reale. Quindi chiederanno di fare la loro due diligence e presentare una loro offerta impegnativa. Tra qualche giorno si concretizzerà la cordata». Ma - precisa - niente di familiare: «Vieteri ai miei figli di entrare nel gruppo». «Nemmeno per sogno - ha detto ai cronisti -. Dopo le strumentalizzazioni della sinistra vieterei il loro ingresso». «Questo governo non puo mettere il prossimo di fronte al fatto compiuto - ha aggiunto il Cavaliere -: quando andremo al governo noi, Alitalia avrà tutto ciò che serve per normalizzare la situazione».

AIR FRANCE - «Non ho elementi per valutare la controproposta di Air France in profondità - ha aggiunto il Cavaliere -, però registro di aver ottenuto dei successi. Dopo il mio appello agli imprenditori italiani a tirare fuori l'orgoglio, Air France ha cambiato posizione sul mantenimento dei colori e della compagnia di bandiera». Parlando a margine di un incontro con i giovani di Forza Italia, il candidato premier del Pdl ha spiegato che sulla vicenda Alitalia «c'è una novità», perché «siamo passati da condizioni che abbiamo definito inaccettabili e irricevibili, ad oggi che Air France si dichiara disponibile a una nuova trattativa». Il candidato premier del Pdl ritiene comunque che «la soluzione migliore sia quella di una cordata di nostri imprenditori che mantengano italiana la compagnia di bandiera». Compagnia che in Borsa ha goduto delle prospettive che si potrebbero aprire nei prossimi giorni, con il titolo in deciso rialzo a Piazza Affari. Le contrattazioni chiuse a +26,1%, a 0,577 euro, con l'1,6% del capitale passato di mano, ovvero 22,06 milioni di azioni tra continue sospensioni dalle contrattazioni. Nelle ultime quattro sedute il titolo ha registrato un +110%.

CDA ALITALIA - Successivamente alle dichiarazioni del Cavaliere si è riunito il consiglio di amministrazione di Alitalia che ha esaminato la possibilità di dare più tempo al confronto con i sindacati prorogando il termine per raggiungere una intesa sulla proposta di Air France-Klm. Scadenza che al momento resta fissata al 31 marzo. La decisione, ha comunicato la compagnia, verrà presa in una nuova riunione del cda che verrà convocata in tempi brevi. «Il Consiglio di Amministrazione di Alitalia riunitosi oggi - spiega la compagnia - ha preso atto dello stato di avanzamento delle trattative sindacali a seguito degli incontri tenutisi il 18, 20 e 25 marzo scorso, incontri che non hanno condotto, allo stato, ad individuare soluzioni condivise tra le parti sociali pur evidenziando ampie disponibilità per l'approfondimento delle principali tematiche». Air France-KLM «si è dichiarata disponibile al differimento dei termini delle clausole di efficacia contrattualmente previste (primo fra questi quello del 31 marzo prossimo)». Ed «anche da parte delle organizzazioni sindacali e delle associazioni professionali di categoria si è manifestata l'esigenza di disporre di tempi più ampi per le valutazioni e le consultazioni ritenute necessarie». In tale quadro «il Consiglio di Amministrazione ha disposto di avviare i necessari approfondimenti di carattere giuridico-finanziario e di riunirsi nuovamente a breve per assumere le determinazioni conseguenti».

BOSSI - Sul tema Alitalia è intervenuto anche Umberto Bossi. A margine di un comizio in piazza a Verona, il Senatur spiega che è difficile che la compagnia aerea non venga alla fine venduta ad Air France. «Bisogna venderla per forza - spiega Bossi riferendosi ad Alitalia - è difficile che si possa non vendere ad Air France». Sull'ipotesi di una cordata italiana, Bossi si è dimostrato incerto: «Conosco gli imprenditori - ha detto - se c'è da guadagnarci si fanno avanti, se c'è da perderci è difficile convincerli. Mi auguro che Berlusconi lo sappia fare».

PENSIONI - Ma un altro nodo, quello delle pensioni, irrompe a tutti gli effetti nella campagna elettorale, facendone inasprire i toni. All'indomani delle dichiarazioni del leader del Pd Walter Veltroni (che martedì ha presentato una proposta che guarda ai ceti medi e che prevede, con il meccanismo delle detrazioni, un 'bonus' immediato, già dal primo luglio, fino a circa 400 euro l'anno per i pensionati che percepiscono fino a 25mila euro annui di assegno e fino a 250 per chi è nella fascia 25mila-55mila), Berlusconi attacca duramente il suo avversario. «Sulle pensioni Veltroni parla a vanvera», ha detto il Cavaliere, accusando il suo avversario di «aver copiato» e di averlo «fatto male, perché la proposta degli aumenti è a vanvera, senza nemmeno tenere conto della disponibilità di bilancio» ha detto Berlusconi a Studio Aperto. Il Cavaliere ha rilanciato la proposta del Pdl, ossia «innalzamento delle pensioni minime» e «adeguamento al costo della vita di tutte le pensioni fino al livello di mille euro al mese».

SENATO - Sugli scenari pre-elezioni il Cavaliere attacca ancora Veltroni sull'ipotesi di un testa a testa al Senato. «Questa è la sua versione, cioè esattamente il contrario della verità. Anche oggi dice tre bugie ogni due righe: è la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra. Sostiene che noi saremmo preoccupati del risultato del Senato: non è vero, perché al Senato siamo avanti di più di 30 senatori». Veltroni - aggiunge il leader del Pdl - è un «vecchio comunista riciclato». «Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello: "Nuova gestione". La nuova gestione siamo noi». E sul faccia a faccia tv con Veltroni: «Sono in grado di stracciare qualunque avversario, perché nella vita ho fatto tutto ciò che gli altri non hanno fatto».

www.corriere.it

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18.3.08

FINI, VELTRONI NON PARLA DI PRODI ALTRIMENTI GLI SGONFIANO RUOTE PULLMAN

(Adnkronos) - "Veltroni ha difficolta' a dire che Romano Prodi ha fatto bene. Ma perche' non ne parla? Perche' se ne parla il pullman glielo fermano e gli sgonfiano le ruote". Lo ha detto il leader di An Gianfranco Fini nel corso del dibattito a 'Porta a porta' con il ministro della Famiglia Rosy Bindi.





Il leader di An chiarisce: ''Non ho fatto scelte per motivi personali. Con Berlusconi puntiamo a fare un nuovo partito''. Veltroni? ''Mi pare il mago Houdini, cerca di nascondere la realtà''

"Il programma del Pdl verrà presentato nei prossimi giorni anche per obbligo di legge. Sarà la dimostrazione della volontà del Pdl di risolvere i problemi concreti: non sarà un libro dei sogni ma una serie di impegni precisi, che potranno essere realizzati concretamente". Lo annuncia il leader di An, Gianfranco Fini, oggi in Veneto, dicendosi "ottimista" sul fatto che l'elettore di Alleanza nazionale accetti le novità che caratterizzano questa corsa al voto di primavera.

An e il Pdl - ''E' chiaro che è stato tutto molto repentino - spiega infatti Fini - Ma non è la prima volta che l'elettore di destra dimostra di capire quali sono le nostre decisioni: il tempo è galantuomo''. Anche perché, rimarca l'ex vicepremier, ''l'identità non è un simbolo ma sono i valori. E il programma del Pdl verterà su quelli che sono i valori di sempre di An: dignità nazionale, legalità, economia sociale e di mercato e selezione per merito".

Nessuna scelta personale - Fini sottolinea quindi che la decisione di confluire nel Pdl "non è stata una scelta per motivi personale. Non credo di avere mai fatto scelte per motivi personali", tiene a ribadire. Quanto a una sua futura leadership del Popolo delle Libertà, precisa: ''Non credo a dinastie monarchiche, io sono repubblicano. L'importante è dare all'Italia un futuro grazie a una lista e a un gruppo parlamentare e quindi a un partito che ha come obiettivo il 35-40% dei consensi".

Verso un nuovo partito - Il presidente del partito di via della Scrofa puntualizza ancora: "An non confluisce nel Pdl. Con Berlusconi puntiamo a fare un nuovo partito che, mi auguro, verrà deciso in autunno dai congressi e un unico gruppo parlamentare. Non da oggi sono convinto che il futuro del Paese sia bipolare''.

La polemica con l'Udc - "La politica è qualcosa di più alto rispetto ai confronti tra le persone", spiega ancora il numero uno di An venendo alle polemiche, anche personali, con il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini dopo il suo no al Popolo delle libertà. "Non è vero - assicura Fini - che all'Udc abbiamo detto 'prendere o lasciare': abbiamo chiesto come ad altri se erano pronti a discutere a partire da zero, garantendo i valori del Ppe''. E' stato il partito di via Due Macelli ''che non ha accettato di mettersi intorno al tavolo e di discutere. La motivazione non poteva essere quella legata all'identità del simbolo".

Giovani candidati - E a chi gli chiede come il Pdl risponderà alla candidatura di Matteo Colannino nelle liste del Pd, Fini replica: "Noi in Parlamento abbiamo già tanti giovani. A differenza di quello che sta cercando di fare Veltroni, non credo che il Pdl abbia bisogno di specchietti per le allodole". "Per certi aspetti - spiega ancora Fini - condivido le dichiarazioni di De Mita: la selezione non può essere fatta per età ma per intelligenza e credibilità". "Io sono in Parlamento dall'83 - ricorda 'ex titolare della Farnesina - dunque da 25 anni, e ho 56 anni: sono troppo vecchio o troppo giovane?". In ogni caso il problema del rinnovamento complessivo deve essere legato ''alla competenza e al merito'', mentre "la selezione deve partire dal basso".

Sondaggi e Veltroni- "Veltroni parla di recupero? Se non parla di quello, di cosa deve parlare... . Ma - ironizza Fini - Veltroni mi pare il mago Houdinì, cerca di nascondere che al governo del Paese c'è il suo partito, il Pd. Invece parla come se al governo ci fossimo noi: al governo c'è Prodi che è stato il fondatore del Pd. Lui - taglia corto l'ex ministro degli Esteri riferendosi ancora a Veltroni - cerca di nascondere la realtà dentro al suo pullman".

Ferrara e lista pro life - Infine una battuta sul direttore del 'Foglio' e la sua lista per la vita. "Quella di Ferrara mi sembra un'operazione spregiudicata - commenta Fini - Il che non vuol dire che non si debba discutere della 194 e dell'aborto. Sono contrario all'aborto, ma la legge 194 va fatta rispettare in toto".

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11.3.08

Prodi lascia la politica ma resta Presidente del PD

Ho chiuso con la politica italiana», ha dettato domenica Romano Prodi, e la politica italiana non rimpiangerà questi trent'anni. Formidabile quel 1978, l'anno dei tre papi, di Leone e Pertini, dell'uccisione di Moro e dell'apparizione di un docente di Economia a Bologna protetto da Beniamino Andreatta che in pochi mesi brucia le tappe saltando dalla cattedra universitaria al tavolino di una seduta spiritica alla scrivania di ministro. Trent'anni che verranno ricordati per la sterminata antologia di sbagli e figuracce collezionate da uno che disse: «Io amo anche i miei errori, da loro imparo moltissimo». E siccome non si finisce mai di imparare, Prodi non ha mai smesso di prendere cantonate.
Già l'esordio doveva mettere in guardia sul futuro del Professore. Il debutto avvenne il 2 aprile 1978, 17 giorni dopo il rapimento Moro, attorno a un tavolo con 17 invitati: il pranzo della seduta spiritica da cui spuntò il nome «Gradoli». Un episodio su cui indagarono due commissioni parlamentari e che Prodi non ha mai chiarito. Piattino o posacenere, bicchierino o tazzina, pioggia o nuvole: è il festival delle contraddizioni. Oggi nessuno crede più al racconto del modo misterioso in cui sarebbe apparso il nome che indicava la prigione in cui le Brigate rosse detenevano Aldo Moro; molti pensano sia stato un modo per coprire una fonte dell'Autonomia bolognese.
In ogni caso, in nessun Paese al mondo uno che si presenta così avrebbe speranze di fare carriera politica. Prodi invece pochi mesi dopo era già ministro dell'Industria, approfittando di un’improvvida intervista di Donat-Cattin. Vi rimase 115 giorni nei quali legò il proprio nome alla legge sul salvataggio delle aziende in crisi: una norma che nei fatti non ha mai funzionato ma che gli guadagnò la fama di «riserva della Repubblica» pronto alla bisogna.
Negli anni dell'Iri, dal 1982 al 1989 e poi dal '93 al '94, svendette lo svendibile, e continuò a farlo quando si insediò a Palazzo Chigi. L'Alfa Romeo fu ceduta alla Fiat per poco più di mille miliardi di lire in contanti (la Ford offriva il triplo) da versare in cinque rate a tasso zero che gli Agnelli cominciarono a pagare sei anni dopo; operazione che costò a Finmeccanica una condanna della Commissione europea per aiuti di Stato. La Sme sarebbe passata nelle mani di Carlo De Benedetti per 497,5 miliardi se non fosse intervenuto Bettino Craxi, e otto anni dopo la privatizzazione fruttò quattro volte tanto: ma Cirio-Bertolli-De Rica finirono a un faccendiere protetto dalla Dc campana che si rivelò un prestanome della multinazionale Unilever, di cui il Professore era stato consulente fino a pochi mesi prima. Dalle banche di interesse nazionale alla siderurgia, dall'industria petrolifera a Telecom, le privatizzazioni di Prodi hanno fruttato pochi soldi alle casse pubbliche: l'importante era alleggerire il carrozzone dell'industria di stato. E chi gli ha appiccicato la nomea di risanatore dimentica che lo Stato in sette anni versò all'istituto di via Veneto la bellezza di 41mila miliardi di lire.
Insediatosi nel '96 a Palazzo Chigi, Prodi fece capire subito quale sarebbe stata la parola d'ordine: spremere. Nella prima legge finanziaria varò l'eurotassa, un prelievo che doveva raddrizzare i conti pubblici per entrare nella moneta unica. Arrivarono oltre cinquemila miliardi di cui Prodi aveva promesso la restituzione integrale dopo il risanamento; in realtà nel 1999 ai contribuenti fu rimborsato il 60 per cento, una quota di fatto annullata dall'introduzione dell'addizionale Irpef regionale.
Più che governare, le torchiature Prodi e del suo braccio destro Visco hanno messo in ginocchio il Paese. È di pochi giorni fa la nota dell'Istat che la pressione fiscale ha toccato il 43,3 per cento del prodotto interno lordo, un record assoluto. Il tetto precedente risaliva al 1997. Guarda caso, al governo c'erano sempre loro.
Una tragedia anche i cinque anni alla guida della Commissione Ue a Bruxelles. I guai con i giornalisti e i portavoce, le gaffe per il suo emilian-inglese borbottato, la bufera dello scandalo Eurostat, le porte aperte all'invasione commerciale cinese, la Caporetto dell'allargamento a 25 voluto affrettatamente a ogni costo, fino all'affondamento della Costituzione, mal digerita da molti Stati, clamorosamente bocciata dai referendum in Francia e Olanda e sconfessata dal Vaticano perché il «cattolico adulto» Prodi si è ben guardato dall'inserirvi riferimenti alle radici cristiane.
Le parole di domenica suonerebbero come un auto-epitaffio. Ma non è detto. Intanto non lascerà la presidenza del Pd, parola del portavoce Sircana confermata da Veltroni. Circolano anche incredibili voci di un ministero in un eventuale governo guidato dal suo ex vice. E poi si fantastica sugli incarichi internazionali ai quali il Professore si prepara («il mondo è pieno di occasioni e di doveri»). Anche a Bruxelles si preparano: sabato lo spettacolo di cabaret organizzato ogni anno dai corrispondenti esteri nella capitale belga è culminato in uno sketch sul suo ritorno. Uno scienziato che vuol clonare il futuro presidente Ue si ritrova davanti un omino in tuta e monopattino. «Il peggiore degli incubi! Il ciclista riciclato». Sipario e risate. A denti stretti.

FONTE WWW.ILGIORNALE.IT

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