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Blog QUOTIDIANO dedicato alla Politica ITALIANA.On line da febbraio 2006

27.11.08

Pionati divorzia da Casini: vado da Silvio

Francesco Pionati, ex portavoce dell'Udc, lascia il partito e fonda un nuovo movimento politico, Alleanza di centro. Il movimento, che sarà presentato giovedì prossimo nel corso di una conferenza stampa, si propone come «casa e riferimento dei moderati che, non condividendo l'attuale posizionamento dell'Udc, intendono collocarsi senza ambiguità all'interno del centrodestra, a sostegno di Berlusconi e del suo governo, e che guardano al Pdl come interlocutore naturale, alla ricerca delle forme di collaborazione più utili e opportune in vista delle elezioni amministrative della primavera 2009».

CONTATTI CON IL PDL - Pionati ha aderito, per ora, al gruppo misto della Camera. La notizia di un suo «smarcamento» si era diffusa già nei giorni scorsi dopo un incontro a palazzo Grazioli tra lo stesso Pionati e il coordinatore di Forza Italia, Denis Verdini. Il parlamentare, per anni mezzobusto televisivo al Tg1, di cui è stato anche vicedirettore e curatore del «pastone» politico di giornata, già in altre occasioni aveva manifestato la propria vicinanza al Pdl. La sua candidatura al Senato nelle fila dell'Udc, del resto, avvenne nel 2006 quando il partito era ancora saldamente nella Casa delle Libertà. Primo dei non eletti in Sicilia, Pionati era comunque riuscito ad accedere allo scranno di Palazzo Madama grazie alla rinuncia di Totò Cuffaro, a quel tempo ancora presidente della Regione Sicilia.

PORTAVOCE DISSENZIENTE - Il giornalista, che per due anni ha avuto il ruolo di portavoce del partito, è tra coloro che nell'Udc non hanno gradito la svolta di Casini e l'allontanamento dal Cavaliere. A differenza di altri esponenti centristi, primo su tutti l'ex ministro Carlo Giovanardi, aveva però deciso di restare fedele all'Udc. Con il passare del tempo la convivenza è diventata però sempre più difficile. Lo scorso agosto era stato il leader della Dca, Gianfranco Rotondi, a ipotizzare un rientro dell'Udc nelle fila del centrodestra, in vista della creazione del nuovo Partito delle Libert. Ma mentre il segretario Lorenzo Cesa aveva declinato l'invito («Le ragioni che ci hanno portato ad affrontare da soli la prova elettorale restano assolutamente valide») Pionati aveva lanciato segnali di apertura: «Apprezzo sinceramente l' intenzione di Rotondi di lavorare per ricucire i rapporti tra Pdl e Udc. Mi pare ci si muova nella giusta direzione».

LA CENA CON BERLUSCONI - Ma è stato alla fine di ottobre che la presa di distanze ha subito un'accelerata: i media hanno dato conto di una cena nella residenza romana di Berlusconi a cui avrebbe partecipato lo stesso Pionati e pochi giorni dopo il parlamentare è stato destituito dall'incarico di portavoce del partito e sostituito con Antonio De Poli. Fu già quella la certificazione di una separazione in casa, con Cesa a spiegare che «la nostra linea è chiara, se qualcuno non la condivide si comporterà di conseguenza» e Pionati a rilanciare spiegando di essere pronto a valutare se rimanere nel partito o uscirne «perché la linea che stiamo seguendo non la condivido». La fase della valutazione è finita e Pionati la sua decisione l'ha presa: torno con il Cavaliere.

Fonte WWW.CORRIERE.IT

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21.6.08

Casini: in piazza con Veltroni non ci vado !

Dov'è finito Casini??? Niente paura.... c'è c'è ....posto questo articolo di Ugo Magri de LA STAMPA di oggi.



Gli echi del premier che mette sotto tiro i pm raggiungono Pier Ferdinando Casini mentre il leader dell'Udc sta presiedendo a Ginevra l'Unione Interparlamentare. «Non ho mai creduto ai complotti giudiziari», fatica a trattenere lo sconcerto, «e credo che la sindrome di accerchiamento, magari instillata dall’eccesso di zelo di qualche consigliere, possa essere solo dannosa per Berlusconi. Senz'altro lo è per l'Italia».

Ci risiamo col Cavaliere che vorrebbe l'impunità...
«Sinceramente, non è questo a preoccuparmi. In molti paesi i processi delle alte cariche dello Stato vengono congelati fino alla fine del mandato. Mi allarmo di più quando si inserisce la sospensione dei processi in un decreto che riguarda la sicurezza. E' uno sfregio al Capo dello Stato e alle regole del gioco. Io credo che si dovrebbe fare un patto chiaro: l'opposizione non fa ostruzionismo a un eventuale lodo Schifani, la maggioranza rinuncia all'escamotage degli emendamenti al decreto legge. Lo troverei un contributo utile alla civiltà del confronto politico».

Veltroni annuncia una manifestazione contro il governo. Aderirete?
«Una nostra partecipazione non è nel novero delle cose possibili. Però, sono sincero, non mi interessa molto».

Nemmeno se il Pd porterà in piazza milioni di persone?
«Ne prenderei atto con rispetto, senza demonizzare e senza mitizzare. Una manifestazione come quelle che fece lo stesso Berlusconi, partecipate e vivaci, avrà sempre il valore positivo di un evento democratico. Ma restiamo sul piano, pur legittimo, della propaganda».

Invece?
«Con tutto il rispetto, penso che il vero problema di Veltroni sia una seria riflessione autocritica sull’ idea bipartitica e sul modello istituzionale che va prendendo piede in Italia. Entrambi rischiano di produrre l’opposizione che un tempo si sarebbe definita “di Sua Maestà”».

Che abbaia senza mordere?
«Che fa comodo soltanto a chi oggi governa. Cioè a Berlusconi. E che magari ondeggia tra l'abbraccio e la piazza».

Eppure Veltroni elegge voi dell'Udc a interlocutori privilegiati...
«Constato con grande piacere questa attenzione. La trovo anche logica, perché la concertazione tra le opposizioni serve in molti passaggi della vita parlamentare, e non solo. Però altro è il punto centrale su cui chiedo a Veltroni un chiarimento. Gli italiani vogliono la semplificazione politica, non l'annullamento di tutto ciò che esula dai maggiori partiti».

Cosa non le è piaciuto?
«La trovata del Vassallum prima delle elezioni, quando invece si sarebbe potuti arrivare a un sistema tedesco molto meglio rappresentativo della società italiana. E' vero che questa proposta fu sul tavolo di Marini, ma vi arrivò ormai fuori tempo massimo. Gli stessi progetti di cui si vagheggia per le europee, prevedono l'abolizione delle preferenze, così un paio di persone potranno designare da sole perfino la nostra rappresentanza in Europa. E non parliamo dello Statuto dell’opposizione, perché veramente ci sarebbe da sorridere...».

Altri esempi?
«La costituzione del governo-ombra sembra concepita apposta per limitare la dialettica ai soli Pdl e Pd, dimenticando come fuori dei due maggiori partiti ci sia pur sempre un 30 per cento di elettori. E il bipartitismo si riflette negativamente nella tivù pubblica, dove ci sono mosche cocchiere che, per accreditarsi in vista delle nuove nomine, annullano tutte le altre identità».

A chi si riferisce?
«Basta aprire certi tigì: il 90 per cento è dedicato a governo e governo-ombra. Per il Pd continuare su questa strada significa il più grande dei favori a Berlusconi. Poi possono fare tutte le manifestazioni di massa che vogliono...».

La sorprende che Bossi crei problemi al Cavaliere?
«E' stato Berlusconi a mettere la Lega in una posizione privilegiata. Oggi Bossi è determinante, e ha il dovere di portare risultati eclatanti ai suoi elettori: non gli basterà più qualche plastica facciale sul federalismo. Altrimenti già alle prossime europee se lo scorda di riprendere i voti di due mesi fa».

Con Berlusconi vi siete appena parlati. Come l'ha trovato?
«Abbastanza preoccupato dai problemi che ha di fronte. Il che mi sembra positivo, altrimenti sarebbe un incosciente».

La manovra economica è stata approvata in 9 minuti e mezzo...
«Sì, così in fretta che metà delle norme devono ancora essere scritte. Un esempio di politica spettacolo. Aspettiamo di leggerle, quando sarà possibile».

Avances verso di voi?

«Non sono all'ordine del giorno».

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25.3.08

Sarà un casino...parola di CASINI !!

L'Unione di centro è molto fiduciosa sull'esito delle elezioni politiche del 13-14 aprile. Nonostante le uscite dal partito di alcuni esponenti anche di spicco, Pierferdinando Casini è convinto di ottenere un ottimo risultato.

Il segretario centrista, Lorenzo Cesa, nei giorni scorsi ha rivelato proprio ad Affari che l'Udc, in base ai sondaggi interni, si attesta al 7,4% ed eleggerà tra 9 e 15 senatori, superando lo sbarramento dell'8% previsto dalla legge elettorale a Palazzo Madama in Sicilia, Campania, Puglia, Veneto, Marche, Toscana e probabilmente Abruzzo.



Ma quale sarebbe la ripercussione al Senato se le previsioni di Casini fossero vere?
Affari ha elaborato questi dati, proiettandoli a livello di distribuzione dei seggi nella Camera Alta. Stando ai numeri che circolano in Via Due Macelli, come detto, l'Udc dovrebbe eleggere tra 9 e 15 senatori, mentre la Sinistra Arcobaleno tra 16 e 20. E il risultato delle due formazioni minori genera un sostanziale pareggio a Palazzo Madama e quindi l'assenza di una maggioranza per la coalizione che candida Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Ma vediamo i dati nel dettaglio.

Il Popolo della Libertà, alleato con il Carroccio al Nord e con l'Mpa al Sud, dovrebbe vincere in tutte le regioni tranne in quelle tradizionalmente rosse (Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche), in Basilicata e nel Lazio. A Roma sarebbe determinante La Destra di Storace e della Santanché, che, pur senza raggiungere la soglia dell'8% (salvo colpi di scena), sottrarrebbe non pochi voti al Centrodestra, consentendo così al Partito Democratico di arrivare primo.

In questo quadro, il Pdl dovrà spartirsi il premio di minoranza in Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Basilicata con la Sinistra Arcobaleno e in Toscana e nelle Marche anche con l'Unione di centro. Il risultato finale - considerando i sondaggi interni dell'Udc - vede quindi lo schieramento Popolo della Libertà-Lega-Mpa oscillare tra 148 e 158 senatori, pur vincendo nettamente al Nord, in Sicilia, Puglia, Campania, in molte altre regioni e ottenendo quattro dei sei seggi delle circoscrizioni estere (gli altri due andrebbero ai Democratici).

Alla coalizione Pd-Italia dei Valori, in base a questi calcoli, vanno tra 126 e 136 seggi a Palazzo Madama. Il distacco di Berlusconi su Veltroni sarebbe quindi abbastanza netto, ma, anche nello scenario migliore per il Centrodestra, il Pdl e i suoi alleati avrebbero 158 senatori contro 157 della somma delle opposizioni (Partito Democratico, Idv, Sinistra Arcobaleno e Unione di centro).

Di fatto, una situazione ancora più difficile di quella del governo Prodi, che, tra l'altro, poteva contare sull'appoggio della maggioranza dei senatori a vita. Sostegno che, difficilmente, potrà avere anche il Cavaliere. La sintesi è semplice: la Camera saldamente in mano a Berlusconi e il Senato ingovernabile.

FONTE WWW.AFFARITALIANI.IT

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