Voto in primavera?
Il voto a primavera, federazione e poi partito unico - Il Giornale
FINI: Silvio dia nuova strategia - Repubblica
Il Cav corteggia Mastella - Repubblica
Blog QUOTIDIANO dedicato alla Politica ITALIANA.On line da febbraio 2006
Prodi è in caduta libera - Corriere
LE DICHIARAZIONI a sorpresa di Francesco De Gregori con cui lo storico cantautore di sinistra ha annunciato il suo voto per Rosy Bindi alle primarie del Partito democratico («tradendo» l'amico Walter Veltroni) hanno scatenato una corsa al «posizionamento» nel mondo dello spettacolo. E non solo tra gli artisti tradizionalmente collocati a sinistra. Nel prossimo numero, in edicola da oggi, «TV Sorrisi e Canzoni», il settimanale diretto da Umberto Brindani, ha raccolto le posizioni di molti dei componenti di quello che soi potrebbe definire il nascente «Partito democratico dello spettacolo» che, con una schiacciante maggioranza, elegge suo segretario Walter Veltroni. Ma non mancano le sorprese, come la preferenza di Milva per Bindi. Se Orietta Berti dichiara: «Lo voto. Mi è sempre stato simpatico. L'ho conosciuto di persona: veniva spesso a Domenica in e ci siamo parlati diverse volte». Il trasgressivo Ivan Cattaneo vota la cattolica Rosy Bindi: «Mi sembra una vecchia praticona di partito che però si dà da fare. Mi piacciono le persone che fanno i fatti e lei con i Dico si è prodigata. E poi Veltroni è troppo attento alla sua immagine, cosa che non possiamo certo rimproverare alla Rosy...». Per il terzo candidato, Enrico Letta, si schierano due gruppi storici della canzone italiana, «Stadio» e «Nomadi» con i loro leader, Gaetano Curreri e Beppe Carletti, e il patriarca del liscio Raoul Casadei che ha dichiarato a «Sorrisi»: «Tutta la mia famiglia lo vota: la politica ha bisogno di ringiovanirsi». Infine, come sempre, ecco una pattuglia di astenuti o indecisi. Dichiara Francesco Facchinetti: «Da ragazzo ero anarchico. Non ho mai votato nella mia vita. A me l'unico che piace è Al Gore». Il più drastico è Fabio Canino: «Veltroni è "er Kennedy de noantri", la Bindi "la Evita dei poveri". Io non voto». Ecco gli schieramenti degli artisti per le primarie, con 17 che si pronunciano per Veltroni, cinque per Rosy Bindi, quattro per Enrico Letta. Sette gli indecisi. Per Walter Veltroni si pronunciano Giuliano dei Negramaro, Nicky Nicolai, Mango, Zero Assoluto, Fiorella Mannoia, Francesco Baccini, Marco Tardelli, Veronica Pivetti, Renzo Arbore, Alba Parietti, Michele Placido, Bruno Pizzul, Paolo Rossi, David Coco, Orietta Berti, Roberto Vecchioni, Antonello Venditti. Per Rosy Bindi: Ivan Cattaneo, Gigliola Cinquetti, Francesco Renga, Milva, Francesco De Gregori. Per Enrico Letta: Beppe Carletti dei Nomadi, Gaetano Curreri degli Stadio, Raoul Casadei, Franco Califano. Astenuti o indecisi: Francesco Facchinetti, Fabio Canino, Amanda Sandrelli, Paolo Belli, Irene Grandi, Massimo Giletti, Francesco Guccini.
Raccattare voti dispersi in mille rivoli e rompere le uova nel paniere al Partito democratico. Si può sintetizzare così la missione del neonato Partito della libertà berlusconiano. Tutto cominciò con quei 24.755 voti, con quel minimo scarto elettorale grazie al quale l’anno scorso alla Camera Romano Prodi ebbe la meglio su Silvio Berlusconi. Al Cavaliere perdere per quella manciata di voti non è mai andato giù e fin dalle prime difficoltà dell’Unione ha cominciato a commissionare sondaggi e ad allacciare alleanze con ogni pur piccolo movimento politico compatibile con la Cdl, in vista di elezioni più o meno imminenti. Con il passare dei mesi, Berlusconi ha modificato la strategia in seguito a due eventi: la nascita del Partito democratico e il referendum sulla legge elettorale, in programma in primavera se il Parlamento non modificherà la normativa e se la Consulta a gennaio lo considererà ammissibile.

Fassino: il PDL è un risultato del PD - La Stampa
Quando si dice: «Tanto rumore per nulla». Parte da qui Silvio Berlusconi. E sul mistero del «Partito della libertà», che tiene in agitazione da tre giorni l’intero centrodestra, il presidente di Forza Italia sgombra il terreno da ogni dubbio e presenta il suo progetto. Nome e marchio del nuovo partito già ufficialmente registrati, non per chissà quale strana congettura ma semplicemente «per evitare il rischio che qualcuno si impadronisse di questo nome compiendo una specie di appropriazione indebita», spiega l’ex premier. Il presidente di Fi, conversando al telefono con i cronisti di Ansa e Apcom, spiega anche che il nome «Partito della libertà» non è scelto a caso. «Mi sembra logico, visto che c’è il sogno di fare un grande partito dei moderati. Inoltre questo può essere il seguito del nome “Casa delle libertà” e anche, in futuro, l’espressione italiana del Partito popolare europeo».
Brambilla registra logo, Berlusconi titolare - Corriere
Nelle prossime ore Silvio Berlusconi si recherà di corsa dal notaio per registrare nome e logo del Partito della Libertà, prima che a qualcuno venga la stessa idea e gliela scippi. Lo hanno reso noto fonti parlamentari vicine al Cavaliere, e stavolta non c’è stata alcuna smentita.
L'ex premier smentisce le indiscrezioni sulla nascita di un nuovo movimento: «Forza Italia è insostituibile» | |
Spulciando qua e là ho trovato sul sito di Repubblica questo articolo
TUTTO è cominciato con l’invito a Telese. E Berlusconi ha detto sì, scegliendo la festa dell’Udeur per rompere il ghiaccio e prender parte per la prima volta a una kermesse estiva di un partito che non sia del centrodestra. E da quel sì (era ancora luglio), piano piano, il Cavaliere e Mastella hanno cominciato a sentirsi. Parlare. Colloquiare. E trattare. Sì, hanno iniziato anche a trattare. Loro due, da soli. Senza intermediari, senza consiglieri. Un filo diretto tra i due tanto che della trattativa si sa pochissimo. Mauro Fabris, capogruppo dell’Udeur alla Camera, da buon democristiano lascia intendere: «Ricordatevi che Mastella è stato al governo con Berlusconi, è stato un suo ministro nel ’94 e, guarda caso, si occupava proprio dei temi caldi di questi giorni: lavoro e pensioni». In pubblico si sono solo mandati segnali. Mastella ha preso le distanze dal centrosinistra, e in particolare dal Partito democratico. E la risposta? «Per noi un punto importante è stata l’archiviazione del partito unico della Cdl - ammette Fabris -. Da quel momento in poi è chiaro che il dialogo è diventato più facile». E adesso? «Adesso c’è Telese - sottolinea il capogruppo alla Camera dell’Udeur - il cui titolo è "che fare?". Vedremo Berlusconi che ha da dire in proposito». E che cosa può dire il Cavaliere nella cittadina sannita il 30 agosto?
Da oggi i bombardieri strategici russi riprendono i voli a lungo raggio su base permanente dopo 15 anni di sospensione. Lo ha annunciato il presidente Vladimir Putin nell'ultima prova di forza che, per ribadire al mondo che la Russia è tornata una super potenza militare, ha ripristinato una delle tipiche attività strategiche dell'aeronautica russa della guerra fredda. E' un ulteriore passo in avanti nel braccio di ferro con gli Stati Uniti che vede i due paesi contrapposti sullo scudo spaziale e sui programmi militari e giunge ad una settimana da un'altra provocazione, quando bombardieri russi si sono spinti in volo fino a poche centinaia di miglia dalla base americana di Guam nell'isola del Pacifico costringendo i piloti americani a rincorrerli in cielo. Putin ha oggi ricordato che i voli erano stati "sospesi unilateralmente" nel 1992, ma "purtroppo non tutti i paesi hanno seguito il nostro esempio. Voli strategici da parte di altri Paesi continuano". La ripresa su base permanente è dettata "dalle esigenze di sicurezza della Russia". "Oggi, il 17 agosto a mezzanotte esatta, quattordici bombardieri strategici armati di missili, aerei di supporto e aerocisterne si sono alzati in volo da sette aeroporti russi da vari punti del Paese. La missione di combattimento è iniziata", ha dichiarato Putin mentre parlava dalle montagne degli Urali dove assiste alle esercitazione congiunte con la Cina dell'Organizzazione di Shanghai (Sco).
«Meglio tirare a campare che tirare le cuoia... Certo che mi ricordo di quando lo dissi. De Mita sosteneva che il mio governo tirava a campare. Io risposi alla mia maniera: è noto che sono uomo di un certo realismo. Ne nacque una polemica. Se avessi espresso il medesimo concetto in latino, primum vivere deinde philosophari,De Mita avrebbe avuto meno da ridire...». Giulio Andreotti passa il Ferragosto con la famiglia e i cani, ieri particolarmente vivaci. Lo stacco di mezza estate induce anche un noto realista come lui a esprimere una visione d’insieme.
Quel matto di Berlusconi quando si assenta un momento vuol dire che ne sta combinando una grossa. L'ha combinata e ve la raccontiamo a Ferragosto profittando della calma regnante nel Palazzo chiuso per ferie. È da un po' di tempo che Silvio sbadiglia annoiato nel teatrino della politica dove tutti si agitano e nulla concludono, presi come sono da se stessi e dall'esigenza di non farsi espellere. La sua eclisse è stata interpretata in vari modi. Il più gentile: il Cavaliere ne ha le antenne piene e tratta con gli avversari un ritiro onorevole con la garanzia che nessuno poi gli rompa l'anima con iniziative giudiziarie e altre scocciature. Non è vero. Ha in testa altri piani. Piani ambiziosi e spericolati per realizzare i quali si è ritagliato un ruolo da autentico acrobata. Altro che bollito. Vittorio Feltri
È di buon umore, signora Michela Vittoria Brambilla. «Perché, scusi: come dovrei essere?». Magari un po’ dispiaciuta. Poche ore fa, Silvio Berlusconi, dopo averla indicata nei mesi scorsi sua erede alla guida di Forza Italia, l’ha improvvisamente ridimensionata. «Silvio? Mi ha ridimensionata?». Il Cavaliere ha detto che «fortunatamente, all’interno di Forza Italia, di donne valide ce ne sono comunque tante...». «Veramente non ha detto solo questo... ». Cos’ha aggiunto? «Che ho carattere, volontà e capacità comunicativa. E lei mi vorrebbe vedere con il broncio dopo simili complimenti?». Dica la verità: un filino di delusione... «Delusa, io? Sa quanti Circoli della Libertà ho fondato in sette mesi?». Decine... «Cinquemila. E gli ultimi due proprio qui, a Courmayeur. La mia attività politica, se permette, va avanti alla grande». Ecco, appunto: non sarà, signora Brambilla, che sta spingendo un po’ troppo sull’acceleratore? Il senatore Marcello Dell’Utri, per esempio, che pure aveva fondato un altro genere di circoli, dicono sia piuttosto seccato e... «È un po’ che non lo sento, Dell’Utri. Ma dov’è il problema? La mia missione è precisa: ascoltare e poi aggregare i cittadini stanchi della politica di questo governo. Certe polemiche, giuro, mi sfuggono». Le sono parecchio ostili, secondo alcuni osservatori di Fi, anche Tremonti e Cicchitto. «L’ho sentito dire. Mah... come vuole che commenti? Tremonti è una risorsa... ». E Cicchitto? «Lui è il coordinatore del partito e...». Vice-coordinatore. «Beh, mi sembra stia comunque svolgendo un buon lavoro. Sì, lo so: i giornali riferiscono certe sue considerazioni non proprio lusinghiere nei miei confronti. Quando però l’incontro, mi creda, è sempre molto gentile. Spero non finga...». Lei, signora, non è amata all’interno di Forza Italia. «Guardi, io nemmeno li conosco bene, i deputati e i senatori. Mai andata a cena con uno di loro». Nemmeno con Silvio Berlusconi? «Beh, no, che c’entra... Con Silvio mi è capitato, questo privilegio... Però, scusi, senta una cosa: qui lei mi sta facendo fare la figura di una molto antipatica che va a cena, se capita, solo con il capo...». Invece? «Ho anche molti amici. Persino fuori da Forza Italia». Tipo? «Il senatore a vita Francesco Cossiga. Lui è particolarmente affettuoso, con me: ogni volta che vado da Bruno...». Vespa? «Sì, certo... ogni volta che vado come ospite da Bruno Vespa o a Ballarò, lui poi mi telefona emi dice di continuare a mordere, di non mollare». Infatti lei non molla: ha fondato anche una televisione e un giornale. Senza considerare che era già imprenditrice di successo e presidente dei giovani imprenditori di Confcommercio... «È una colpa saper lavorare 18 ore al giorno?». Aldo Grasso, dopo averla vista all’opera nella sua tivù, ha però scritto sul Corriere che sembra Wanna Marchi. «L’ho preso come un complimento». Ma no? «Ma sì... Senta: lo so bene che ha fatto schifezze di ogni genere, la Marchi. Mediaticamente, però, è una fuoriclasse. Per me, a livello di pura tecnica televisiva, resta un modello». Casini, quando seppe che lei, signora, era stata indicata da Berlusconi alla sua successione, disse: «Spero sia uno scherzo poco serio». «Nel frattempo, mi sembra che anche Casini dimostri finalmente qualche velleità in meno di leadership... Dev’essersi convinto che, per adesso, Berlusconi resta dov’è». Fini ci ha discusso, recentemente, con Berlusconi. Lo accusa di non voler fare il partito unico. «Fini stia tranquillo. Il nuovo grande partito che dovrebbe riunire il centrodestra sta, di fatto, già nascendo tra la gente ». Tra la gente dei suoi circoli? «I circoli sono gli embrioni del nuovo partito». Come reagisce quando la chiamano «rossa salmonata»? «Credo giochino sul fatto che una delle mie aziende tratta prodotti ittici. Sono invidiosi. Sul mio look, d’altra parte, s’è aperto da tempo una specie di dibattito. Il colore dei capelli, i tacchi...». E non solo, signora. «Lo so. L’Espresso pubblicò una pagina intera con una mia foto, scattata durante un fuori-onda di Porta a Porta. Avevo accavallato le gambe, si vedeva il bordo delle calze autoreggenti. Patetici ad attaccarmi sulla biancheria intima, non trova? ». Sempre sposata, con un figlio di tre anni, e 14 cani, 24 gatti, 2 asini, 200 piccioni, tre galline e 4 caprette? «Le caprette sono diventate 7». Ultime domande. Cosa pensa di Walter Veltroni? «Nel centrosinistra, mi sembra l’unico avversario possibile per Berlusconi». Berlusconi dice che, quando entra lei, Bondi comincia a sudare. È vero? «Sandro mi vede e suda? Oh Dio, no... non me ne sono mai accorta...». Fabrizio Roncone - www.corriere.it |
Il leader della Cdl Silvio Berlusconi deve capire che il centrodestra non è di sua proprietà nè "il fortilizio del cavaliere" e deve convincersi che è necessaria "una certa discontinuità". Ne è convinto il leader dell'udc Pier Ferdinando Casini, che in un'intervista a Libero conferma la sua amicizia personale con Berlusconi, sostenendo però "che occorre ristrutturare la politica italiana e comunque andare oltre l'attuale perimetro del centrodestra: là fuori ci sono un mare di elettori moderati delusi da Prodi ai quali va data una risposta politica. Il centrodestra dovrebbe ringraziarmi, non preoccuparsi degli incontri che faccio", afferma Casini, sottolineando che l'udc resterà fedele alla coalizione". Sugli assetti futuri dell'alleanza, Casini avverte l'ex premier e alleato di Forza Italia: "Il centrodestra non è mica proprietà di Berlusconi. Se lo deve mettere in testa, il mio amico Silvio". E pur ammettendo che "è forte, molto forte" e che vorrà ancora fare il premier, Casini ritiene che "una certa discontinuità sia necessaria, quindi farò di tutto per convincerlo del contrario. Magari lo convinco, perché escluderlo"?
Berlusconi "si rassegni", non è "il padrone del centrodestra", serve "discontinuità": Pier Ferdinando Casini, intervistato da "Libero", replica così all'intervista del presidente di Forza Italia a "Tempi", nella quale il Cavaliere pronosticava per l'Udc un ritorno nella Cdl. Casini premette di essere stufo dei continui esami di fedeltà al centrodestra cui viene sottoposto e di cui attribuisce una responsabilità a Marco Follini ("l'Udc dovrebbe chiedergli i danni: il suo ribaltone autorizza i cattivi pensieri"). Il leader centrista ammette però di aprire una linea di credito a Rutelli che "é in difficoltà a fare politica con Rifondazione e il resto della sinistra radicale". Per Casini, del resto, il pensiero del leader Dl è "di centro, non di sinistra".
Il Pd, per il modo in cui sta nascendo, non é un "modello da seguire" ma all'interno, secondo il leader Udc, ci sono personalità con le quali dialogare: "Lo fa Berlusconi, lo faccio anch'io", dice. Casini non esclude che vi possa essere tra Veltroni (che è "in stress d'attesa") e Berlusconi un comune interesse ad andare alle elezioni l'anno prossimo. Casini ritiene urgente che Prodi vada a casa, ma sottolinea che l'alternativa "si costruisce in Parlamento" e non con la teoria della 'spallata' che è "la vera assicurazione sulla vita per Prodi". Vista la quantità di elettori moderati delusi da Prodi, inoltre, "il centrodestra dovrebbe ringraziarmi, non preoccuparsi degli incontri che faccio". Il discorso si sposta quindi sulla intenzione di Berlusconi di mantenere la leadership del centrodestra: "Berlusconi - premette - è forte, molto forte. Ma io ritengo che una certa discontinuità sia necessaria, quindi farò di tutto per convincerlo del contrario". Forza Italia e Berlusconi fanno il pieno di voti, ma per Casini "questo non basta": "Il centrodestra non vince solo se è il fortilizio del Cavaliere".
Comunque, "il centrodestra non è mica di proprietà di Berlusconi. Se lo deve mettere in testa il mio amico Silvio". Casini parla poi del progetto di grande centro insieme a Mastella, sottolineando che si tratta però "di intercettare ambienti" più che unire classe dirigente, e che non si tratta di dar vita a un 'terzo polo', ma piuttosto a un nuovo bipolarismo che garantisca "alternanza di governo" senza subire il "ricatto delle estreme". Per favorirlo, sottolinea, serve il sistema elettorale tedesco. A Forza Italia, Casini chiede di non "aver paura" dato che quel sistema non danneggia né il partito di Berlusconi né la Lega. Quanto all'opposizione di Fini (di cui dice "ha le carte in regola" per candidarsi al Campidoglio), Casini afferma: "Evidentemente si è pentito della legge che ha votato". Comunque, per Casini, non va fatta una legge elettorale tanto per farla: "O la facciamo bene oppure si vada al referendum".
IL PRC AVREBBE DOVUTO GIA' CACCIARLO - "Avrebbero già dovuto cacciarlo": Pier Ferdinando Casini, intervistato da 'Libero', commenta così, in una intervista a 'Libero', la vicenda delle dichiarazioni di Francesco Caruso, il deputato di Prc che ieri sera si è però intanto autosospeso dal gruppo. "Non esiste - prosegue Casini - che il partito della terza carica dello Stato abbia in Parlamento qualcuno che giustifica i terroristi". Il leader dell'Udc parla poi della legge Biagi criticata dalla sinistra radicale: "E' una delle migliori leggi fatte dal governo Berlusconi, anche per merito di Maroni".
«Cambi radicali o non votiamo sul welfare». «Questo esecutivo è inaffidabile, ha ragione Epifani. Il ministro Damiano non si accorge di quanto è soddisfatta Confindustria?» | |
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ROMA - "Casini, in un sistema bipolare, dovrà necessariamente restare nel centrodestra. Con Fini, con Alleanza Nazionale ma anche con la Lega esiste un rapporto di collaborazione e di consultazione che dura da molti anni e che é molto solido. La Cdl non è un cartello elettorale, è un'alleanza che si fonda su valori e programmi condivisi": lo afferma Silvio Berlusconi in una intervista rilasciata a Michelle Noury per lo "Speciale Meeting" del settimanale 'Tempi'.