Giornata Politica del 31/10/2006

Blog QUOTIDIANO dedicato alla Politica ITALIANA.On line da febbraio 2006

Berlusconi :
Gentili Visitatori, vi comunico che dal 25/10/2006 al 29/10/2006 non saranno pubblicati articoli. A partire da quella data gli articoli del blog non saranno più pubblicati come ho fatto sino ad ora, poichè con il decreto Visco-Bersani sono cambiate le regole anche per i blog. "


"Il referendum sulla legge elettorale è una pistola puntata: se dovessero essere raccolte le firme, diventerebbe urgente una riforma per via parlamentare". Lo ha detto il presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera, Luciano Violante, conversando con i cronisti a Montecitorio a proposito del comitato referendario messo in piedi dal costituzionalista Giovanni Guzzetta, al quale aderisce un fronte trasversale che va dai Ds a Forza Italia.
"Da questo momento - ha osservato Violante - abbiamo una pistola puntata: siamo costretti a cambiare la legge in Parlamento. Una volta che il referendum abrogativo dovesse passare, infatti, diventerebbe difficile mettere mano a una riforma. Se invece la cambiamo prima della consultazione popolare, la Consulta potrebbe dichiarare inammissibile il referendum".
"Ha ragione Luciano Violante quando afferma che i quesiti referendari rappresentano una pistola puntata contro il Parlamento, uno sprone a legiferare e in fretta per migliorare la legge elettorale, va anche aggiunto che essi sono anche una pistola puntata contro il Governo Prodi che si regge su una sinistra massimalista che mai potrà accettare di veder vanificato il potere di veto di cui dispone". E' quanto rileva Adolfo Urso, dell'Esecutivo di An, che manifesta il proprio consenso ai nuovi quesiti referendari. "I referendum - ha aggiunto Urso - impongono delle scadenze che farebbero saltare l'attuale coalizione, nel merito essi rappresentano un forte impulso per dare vita al Partito democratico e al Partito delle libertà, rafforzando il bipolarismo e consentendo la nascita di maggioranze e governi omogenei. Per questo in molti, soprattutto tra i riformisti oggi succubi dei massimalisti, comprendono che il processo referendario è la strada migliore che conduce al dopo-Prodi".
Non è un terremoto, ma per la precaria maggioranza di centrosinistra al Senato anche uno scricchiolio può essere letale. Fernando Rossi, senatore dei Comunisti italiani, ieri ha lasciato il partito. Un gesto dettato dal rifiuto di concedergli la parola al Comitato centrale. La sua colpa: aver rilasciato al Giornale un'intervista molto critica sulla linea del partito e sulla legge finanziaria, che non ha intenzione di votare a meno di «radicali cambiamenti». Così Rossi racconta la giornata che lo porta fuori dal partito e indebolisce ancor più il governo Prodi. «Avevo deciso di intervenire, mi sono iscritto alle 9.15, a riunione appena iniziata, proprio per avere la sicurezza di parlare. Alle 11 mi sono avvicinato alla presidenza per controllare quando arrivava il mio turno e Severino Galante (il deputato che presiedeva l'assemblea, ndr) ha tergiversato: “Parlerai più avanti”. Passata un'altra mezz'ora, sono tornato al tavolo della presidenza, ho spostato i fogli e mi sono accorto che il mio nome era stato cancellato dalla lista degli iscritti. A quel punto Galante mi ha detto: “Non parlerai, non c'è bisogno che stia qui a spiegarti perché”».

Non si tratta di ricucire gli strappi che lacerano la Cdl, Pier Ferdinando Casini tesse un'altra tela. E non è il caso di sbottonarsi sulla piazza di Vicenza: «Io percorro un'altra strada, qualunque polemica andrebbe a vantaggio di chi ha organizzato la manifestazione», ragiona sull'aereo che lo riporta a Roma da Stresa dov'è stato ospite del convegno sulle liberalizzazioni organizzato da Iniziativa subalpina, il think tank del portavoce dell'Udc Michele Vietti. A Stresa Casini ha parlato da leader del centrodestra e da leader - già che c'era - ha ridisegnato i confini della coalizione, e dato la linea «alla parte produttiva del paese» (e dell'ormai ex centrodestra). Anzitutto, pulizia: «Siamo ostaggi degli estremismi, a sinistra come a destra. Io posso discutere di molte cose con Rutelli, D'Alema può lavorare con Fini». La geometria di Casini parte dal centro - «i moderati» -, esclude gli estremi e soprattutto esclude Silvio Berlusconi, cui non concede neppure un accenno. Ha appena ricevuto il Tapiro da Striscia la Notizia e sospira: «in effetti l'ho meritato», lasciando capire che se avesse saputo che finiva così, l'«amico Marco» non avrebbe avuto una candidatura facile facile. L'intervento di Casini si snoda in parallelo con la manifestazione a Vicenza: quando intorno all'una gli arrivano le notizie dal Veneto, lui non riesce a trattenere un commento sui fischi all'inno di Mameli. Tagliente: «Nella Cdl c'è qualche imbecille, lo vediamo tutti i giorni. Mi rifiuto di pensare che metà degli italiani, quelli che hanno votato i partiti del centrodestra sarebbero capaci di fischiare l'inno nazionale». Non toccate le istituzioni, ammonisce Casini «guai a chi le porta in piazza». Non si tocca per esempio il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «è un uomo di sinistra, vero, ma è anche una persona capace di far prevalere il peso del suo ruolo sulle sue convinzioni». Se qualcuno pensa che Pierferdi parli di massimi sistemi non si illuda, il leader Udc ha una strategia ben disegnata in testa. Primo: «Se Prodi cade è meglio, ma non ci illudiamo che dopo verranno le elezioni. Le elezioni sono fuori questione, lo dice uno che ha cominciato a far politica in seconda liceo». Chi ci pensa o chi ci crede è un ragazzino e invece a un'eventuale caduta di Prodi dovrebbe seguire un governo «in cui tutti si prendono le loro responsabilità, e tutti partecipano a una revisione delle regole che ormai è indispensabile». Secondo, e conseguenza del primo: non si fa ostruzionismo sulla Finanziaria. «Non diamo a Prodi la scusa per mettere la fiducia presentando cinquemila emendamenti, attenzione perché c'è uno schieramento trasversale che ci conta. Dalla nostra parte per gridare al blitz, dall'altra per portare a casa il provvedimento senza modifiche». Detto questo, «non lasciamoci andare a proclami: la fiducia sulla manovra non è un colpo di Stato, io stesso l'ho subita da presidente della Camera e resto convinto che sia il segnale di un governo debole». Terzo: il rapporto con l'immigrazione, dove Pierferdi riesce ad attaccare Fini da destra, accusandolo di esser stato debole sulla vicenda del velo. «I simboli religiosi non vanno proibiti, ma devono esser portati con moderazione. E non dimentichiamo che siamo cristiani e la nostra è la chiesa di Ratzinger». Basta con il bipolarismo relativista, insomma. Come dice Vietti: «Il Casini che ha preferito oggi la proposta alla protesta è il nuovo leader dei moderati, non c'è dubbio». A Vicenza, però, c'era Giovanardi. Casini: «Che posso dire, è un deputato del Veneto, va dove crede».
elettorale del centrosinistra (Cgil compresa), gli rinfacciassero oggi di applicare alla sanità pugliese il ‘metodo Fitto’”. La considerazione è del capogruppo di Forza Italia Rocco Palese in Consiglio Regionale. “E tutto ci saremmo aspettati di sentire – osserva in una dichiarazione - tranne che l’assessore Tedesco ammettesse oggi una verità che noi ripetiamo ormai da tre anni, ossia che ‘Fitto non ha chiuso nessun reparto, nessun ospedale, nessun laboratorio”.



Così Silvio Berlusconi reagisce a una battuta di Fini che definiva non scontata la supremazia dell'ex premier | |
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| FIni e Berlusconi (Ansa) |
L'esponente dei Dl ne ha anche per Romano Prodi: "Il premier deve smettere di chiedere ai partiti di fare un passo indietro, perché più indietro di così c'è solo la tomba. Ma dove vogliono andare? Al centro della terra? O sottoterra? Dobbiamo fare 100.000 passi in avanti, in termini di capacità di elaborazione di progetti e anche di organizzazione. Comunque Prodi, anche se non ha dimostrato di avere un gran carisma, al momento è l'unico che possa ricoprire la carica di presidente del nuovo partito democratico".
Si chiama l'Italia di Mezzo. Le critiche ai suoi ex compagni di partito: «Decidete cosa fare da grandi». Buttiglione: Marco sbaglia | |
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